
La casa della moschea di Kader Abdolah è piaciuto moltissimo a tutto il Circolo.
Prima di parlare del libro però due parole sull’autore sono indispensabili: iraniano naturalizzato olandese, costretto a fuggire dall’Iran per la sua opposizione al regime degli ayatollah, vive tre anni in Turchia per poi trasferirsi nei Paesi Bassi e ottenere lo status di rifugiato politico. La sua particolarità è di scrivere in nederlandese e non in persiano, considera infatti la prima la lingua della libertà.
La casa della moschea racconta la storia di una famiglia credente, che per tradizione ha il compito di occuparsi della moschea adiacente alla propri casa e che è assolutamente normale. La storia copre gli anni tra il 1969 e il 1979, gli ultimi anni del regime dello scià e la rivoluzione che portò il regime di Khomeini. Come è stato notato ogni personaggio affronta a suo modo il cambiamento scegliendo se stare pienamente dalla parte della rivoluzione islamica o rifiutare quel regime che non fa che sostituire il vecchio.
Ci ha colpito la grande attenzione per i personaggi femminili, la poesia presente nel testo che celebra l’armonia del mondo naturale, così come la capacità dell’autore di rendere la complessità dell’Islam e delle scelte a cui i personaggi sono stati costretti, grazie ad un narratore che riesce a stare esattamente a metà tra le due scelte e che guarda tutto dal di fuori ma non in maniera fredda o astratta.
Abbiamo parlato di Islam, di religione, di accoglienza contrapposta ad intransigenza, di storia e di storie.
