#9 sabato 23 maggio ore 16:00 LO STRANIERO (A. Camus)

Il gruppo di lettura si è riunito per discutere *Lo straniero* di Albert Camus. Rispetto agli incontri abituali, il numero dei partecipanti è stato leggermente inferiore, ma il confronto si è rivelato comunque intenso e ricco di spunti. Dopo una breve introduzione iniziale, utile a ripercorrere insieme la trama del romanzo e a richiamarne i momenti fondamentali, la discussione si è concentrata soprattutto sulla figura del protagonista e sui temi esistenziali che attraversano l’opera.

Per molti partecipanti, il protagonista Meursault appare come uno “straniero alla vita”, un uomo incapace di attribuire un significato profondo all’esistenza e quasi privo di una vera bussola morale. Alcuni hanno osservato come l’unico valore autentico che sembra riconoscere sia quello dell’amicizia, unico legame umano vissuto e narrato nel racconto. È emersa inoltre l’idea che “lo straniero” non sia soltanto il protagonista o una trasposizione dell’autore, ma ciascuno di noi: l’estraneità diventa così una condizione universale dell’essere umano.

Numerosi sono stati i richiami ad altre opere e correnti letterarie del Novecento. In particolare, diversi interventi hanno accostato il romanzo agli *Indifferenti* e alla *Noia* di Alberto Moravia, per la centralità dell’apatia, del distacco emotivo e dell’incapacità di aderire pienamente alla vita. Altri hanno sottolineato la vicinanza con l’esistenzialismo di Jean-Paul Sartre, soprattutto nella riflessione sull’assurdità dell’esistenza e sull’assenza di un significato prestabilito.

La conversazione si è poi allargata alle altre opere di Camus, in particolare *La peste* e *Il mito di Sisifo*. Quest’ultimo è stato considerato da alcuni il testo più intimo dell’autore, perché rappresenta in modo ancora più diretto il rapporto dell’uomo con la vita: una fatica continua, ripetitiva, senza una conclusione definitiva, proprio come il destino di Sisifo condannato a spingere eternamente il suo masso.

Tra i temi più forti emersi nel confronto vi sono stati l’indifferenza e l’assenza di sentimenti autentici. Molti hanno notato come il protagonista sembri non avere mai conosciuto davvero l’amore o l’empatia. L’unico momento in cui manifesta un vero slancio emotivo è il dialogo con il confessore, ma anche in quel caso il tono rimane profondamente pessimista e segnato dalla rabbia verso ogni illusione consolatoria. Nelle ultime pagine emerge con forza anche la paura della morte, forse l’unico sentimento realmente universale che il protagonista riesce a riconoscere dentro di sé.

Alcuni partecipanti hanno evidenziato come il romanzo si inserisca bene nella cornice storica del colonialismo francese in Algeria, contesto che avrebbe contribuito a creare individui disadattati, sospesi tra culture e identità diverse. È stato inoltre discusso il valore delle prefazioni alle edizioni italiane dell’opera. In particolare, la prefazione di Roberto Saviano per l’edizione Bompiani del 2025, *“Quando Camus ci insegnò che siamo noi ‘Lo straniero’”, è stata per alcuni una chiave di lettura illuminante e molto attuale; altri hanno invece preferito la precedente introduzione dei Classici Bompiani, ritenuta più aderente al testo originale.

Una riflessione particolarmente condivisa ha riguardato il giudizio della società nei confronti di chi non prova le emozioni considerate “normali”. Secondo alcuni lettori, Camus sembra condannare non tanto l’indifferenza del protagonista, quanto una società incapace di accettare chi non si conforma alle aspettative collettive. Nel romanzo, infatti, Meursault viene giudicato quasi più per il suo comportamento emotivo — l’apparente freddezza davanti alla morte della madre, il fastidio verso le persone, l’assenza di dolore convenzionale — che per il delitto commesso. In questo senso, il processo rappresenta per lui la condanna peggiore: non solo quella giuridica, ma soprattutto quella morale e sociale, che lo costringe a giustificare la propria stessa esistenza.

Diversi interventi hanno infine sottolineato la struttura del romanzo, chiaramente divisa in due parti. Secondo alcuni, Camus conduce volutamente il protagonista all’omicidio per creare le condizioni del processo e permettere così alla società di “metterlo sotto accusa” come uomo prima ancora che come colpevole. È stato osservato come l’omicidio sembri quasi incoerente con il carattere mostrato nella prima parte del libro, proprio perché Meursault appare sempre dissociato dalla realtà e incapace di una vera partecipazione emotiva. Qualcuno lo ha persino accostato agli ignavi danteschi: figure prive di una direzione morale, trascinate dagli eventi senza scegliere davvero.

L’incontro si è concluso con la consapevolezza condivisa che *Lo straniero* continui ancora oggi a interrogare profondamente il lettore sui temi dell’identità, del giudizio sociale, dell’assurdità della vita e del rapporto dell’uomo con la morte. Un romanzo che, pur nella sua apparente semplicità, continua a suscitare interpretazioni diverse e a stimolare riflessioni personali molto intense.

Author: Gruppo di lettura adulti Biblioteca di Melegnano

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