Un fiume è una cerniera liquida che divide sponde, esige ponti, sigilla confini, inonda e sfonda argini, crea margini e isole, Principalmente un fiume vive per effetto della gravità: assesta le sue acque nell’alveo sommerso, che è luogo di passaggio e di illusorio paesaggio statico. Un fiume scorre e va da qualche parte, generalmente al mare, affronta il suo destino salato.
Ma questa è retorica, in pratica il fiume è misterioso come le sue acque e condiziona le genti che vivono alle sue sponde, ne determina ricchezza e progresso, politica e storia.
Marzio G. Mian è un giornalista, che ha scelto di raccontare la realtà politica ed economica di un territorio seguendo il fiume che lo attraversa. Dopo aver fondato con altri giornalisti internazionali la società no profit The Arctic Times Project con sede negli Stati Uniti da segnalare la sua partecipazione a The River Journal, un progetto di racconto multimediale attraverso i grandi fiumi del mondo. Ha realizzato inchieste e reportage in più di cinquanta paesi. Autore di teatro, tra le sue opere si ricordano Karadzic, carnefice psichiatra poeta (Mursia, 1996), un libro sulle guerre balcaniche, Artico. La battaglia per il Grande Nord (Neri Pozza, 2018), Tevere controcorrente (Neri Pozza, 2019).
“Vista da Occidente, la Russia è oggi una terra lontana, misteriosa, ostile. Dall’invasione dell’Ucraina sembra sprofondata in un buio ancora più fitto che ai tempi più bui dell’Unione Sovietica, come un pianeta a sé stante, un mondo reso sinistramente lontano e inaccessibile dalla guerra. Sfidando i paranoici controlli dei servizi di sicurezza, Marzio G. Mian è tuttavia riuscito a viaggiare per seimila chilometri nella pancia, nel cuore e nell’anima della Russia. Per farlo ha scelto la rotta maestra della sua storia: il Volga, il fiume, totem e destino, autobiografia del popolo russo, secondo le parole di Michail Piotrovskij, direttore dell’Ermitage. Sulle sue sponde si è radicata, infatti, la fede ortodossa dopo il crollo di Costantinopoli, è sorto l’impero zarista, si è affermato quello sovietico, con la battaglia di Stalingrado e l’industrializzazione forzata di Stalin, si è consolidato il progetto neo-imperiale dell’autocrazia post-sovietica di Vladimir Putin. “Patria” dei tatari, dei cosacchi, dei monaci-santi, degli sciamani, di Razin, Pugačëv, Lenin, Kerenskij, Gončarov, Puškin, Gor’kij, Chlebnikov, della Russia arcaica e rurale, di quella metropolitana e dei grandi spazi pieni di nulla, delle steppe e dei sovchoz, delle fabbriche e delle izbe, della tradizione più reazionaria e della rivoluzione più spietata, il Volga è il fiume in cui Europa e Asia si incontrano o si dividono, a seconda che la bussola della Storia russa indichi Oriente oppure Occidente. Viaggiando da nord a sud, dalla sorgente nella regione del Valdaj, tra San Pietroburgo e Mosca, fino ad Astrakan’ sul Mar Caspio, passando per Tver’, Dubna, Rybinsk, Jaroslav’, Nižnij Novgorod, Kazan’, Ul’janovsk, Samara, Saratov, Volgograd, senza mai incontrare uno straniero, senza ascoltare altra lingua che il russo, Mian svela l’“altro fronte” del feroce scontro in atto con l’Occidente, il fronte di un popolo fatto di molte nazioni e tenuto insieme dal brutale, fragile, antico sogno di una civiltà imperiale. Sulle sponde del grande fiume che attraversa la Russia, alla ricerca delle radici di un paese travolto dal suo passato, àncora e demone, tabù e destino dei suoi tanti popoli.”
Se in Tevere controcorrente Mian percorre a ritroso il fiume di Roma, dal degrado della foce devastata e inquinata fino alla sorgente pura del monte Fumaiolo, il percorso di Volga blues inizia dall’esile sorgente nelle colline del Valdaj fino alla rimessa ingloriosa nel mar Caspio. Il rituale quasi pagano della divinazione dell’acqua primigenia con cui il sistema politico e religioso si appropria della prima fonte per farla diventare sacra e matriarca della patria. Quale potente iniziazione per il fiume che nel suo lungo tragitto beve affluenti di ogni dimensione, diventando la Matuska, prolifica ed eterna! Le canzoni che inneggiano alla sua natura si riferiscono alla sua benevola maternità acquosa, al suo eterno fluire mentre la gioventù sulle sue sponde scompare in un tempo mortale e inarrestabile. Per un viaggiatore straniero la Russia lungo il Volga è un viaggio iniziatico nel dolore sopito e rassegnato, attraverso un purgatorio perenne che nessuna indulgenza plenaria riuscirà a risarcire. Il russo è abituato a convivere con la provvisorietà e l’incompletezza, come noi con l’incombente timore del controllo amministrativo e della polizia. Chi ci lascia proseguire nel nostro viaggio? Non dovevamo timbrare il nostro passaggio di città in città negli appositi uffici? Siamo sfuggiti ai famigerati controlli dell’epoca staliniana dove occhi discreti e sospettosi ci lasciavano vagare per strade già sanificate e occhi color ladoga già addestrati allo straniero? I nostri compagni di viaggio, o sono avventurieri della nostra fluida mania oppure sono spie che come delle notti illuni ci tengono d’occhio affinchè non vediamo oltre, non chiediamo altro, non rubiamo parte dello spirito russo che la terra nasconde. Forse il provvisorio possesso di se stessi è sacrificato negli eccessi di certi gesti di insofferenza, di piccole smorfie come dopo aver ingurgitato birra e vodka a stomaco vuoto. In Russia ci si sente estranei: c’è qualcosa nel quotidiano russo che ci sfugge sempre, una provvisorietà alla quale non siamo abituati nella nostra comoda monotonia. Il Volga scorre nonostante gli uomini, nonostante gli sbarramenti delle centrali elettriche, nonostante le isole sabbiose, nonostante gli annegamenti. Come puoi sottrarti alla malinconia melodiosa dell’anima russa se non rifugiandoti nella tua infanzia e scoprire che al principio delle cose, come alle sorgenti, le acque sono tutte uguali. Marzio Mian ha sorseggiato tanti fiumi del mondo, dal Mekong al Mississipi, dal Po al Tamigi, miscelando emozioni come colori della tavolozza, Come si può sopportare? Forse amando il dolore della perdita ad ogni abbandono, ritrovando la stessa umanità in altre terre e altri fiumi, ma con gli stessi problemi e speranze, nella lotta contro la devastazione e l’incuria della natura. Raccontando il potere che domina territori e genti attraverso la spina dorsale del suo fiume più evocativo come in un corpo fisico che se sottoposto a privazioni e a tossicità presto si ammala e degrada fino alla morte. In fondo il viaggio di un fiume è paradigma del tragitto della vita e ogni viaggiatore sa che la meta è il luogo che ci siamo sempre portati apprresso, noi siamo il luogo del nostro viaggio.
Gene Immediato
Author: Libri insieme, liberi insieme
Il Gruppo di lettura “Libri insieme, liberi insieme” è nato nel 2008 da un’idea di Enza Davino, insegnante di lettere ora in pensione, che tuttora lo coordina. Si riunisce una volta al mese nella Biblioteca Comunale. I percorsi di lettura sono decisi coralmente. È un gruppo aperto a tutte le persone a cui piace leggere; per partecipare non è necessario alcun tipo di iscrizione o incombenza burocratica. Basta venire in biblioteca e unirsi a noi.
