1% del gruppo ha fatto una critica tutta al negativo del libro, mettendo in rilievo alcune discordanze.
La difficoltà ad ascoltare e leggere il libro. Difficoltà a mettere a fuoco i personaggi ; non riuscendo a collocarli nell’ambiente: paese, case, palazzo. Le troppe e puntigliose descrizioni che fanno perdere la concentrazione. Come mai l’editore non ha esercitato l’editing, il romanzo ne sarebbe stato favorito.
Ci sono molti termini dialettali, ma neanche un piccolo vocabolario che ne spieghi il significato.
Interessanti gli argomenti, ma poco approfonditi.
Anche la cerchia delle donne ha poco convinto: poco credibile e troppo attuale questa consapevolezza di se. Neanche nei collettivi degli anni ’60 si parlava così esplicitamente di sesso. Si può capire alcuni rituali di una società ancora arcaica e contadina impregnata di superstizioni. Un mutuo soccorso tra donne, ma altri aspetti sembrano un po’ forzati; come il rapporto paritario tra mamma e figlia e le confidenze così esplicite tra loro. La società di allora non era così: era il figlio maschio che si preferiva far studiare. Sarebbe dovuto essere Benedetto l’universitario e non Viola. Stiamo parlando degli anni ’40, ’50. Questi genitori sono troppo moderni: lasciano la figlia minorenne libera di uscire col fidanzato più grande di lei di dieci anni, vogliono che vada all’università. Questo neanche con la rivoluzione culturale del ’68 si è verificato, almeno nei piccoli paesi.
C’é un’incongruenza quando si parla dell’occupazione nazista di Cassino e si fa riferimento a una connessione con Matera. Non c’è niente che possa avallare questa tesi. Matera e Cassino sono state coinvolte in fasi molto diverse e aree geografiche distanti dal conflitto.
Nelle ultime pagine del libro la suocera di Viola parla del rito delle ” Cento Croci” che lei ci tiene tanto a fare la notte di Natale. Ma questa è un’antica tradizione popolare del Salento che si svolge il 15 agosto giorno dell’Assunzione.
Un argomento che nel libro ci si sarebbe aspettato di trovare, visto che si parla di donne ciociare è il baliatico. Questa pratica era una fonte di reddito per le famiglie, ma anche un enorme sacrificio per la donna che doveva lasciare il proprio figlio per allattare quello di un’altra. Nel libro però non se ne fà cenno.
