riepilogo dell’incontro del 17/06/2026
📚L’uomo che portava a spasso i libri / Carsten Henn
Un romanzo che non convince: personaggi deboli e una storia che resta in superficie. La discussione del gruppo di lettura si è rivelata sorprendentemente unanime: la maggior parte delle partecipanti non ha apprezzato il romanzo. L’idea di partenza — l’amicizia tra una bambina e un anziano che consegna libri — avrebbe potuto dare vita a una storia dal tono quasi fiabesco, ma il modo in cui viene sviluppata è stato giudicato insufficiente. Molte lettrici hanno definito il libro una sorta di “bozza”, con personaggi abbozzati e una narrazione che non permette mai di immergersi davvero nella vicenda.
Personaggi numerosi, ma senza profondità. Nel romanzo compaiono diversi personaggi a cui il protagonista consegna i libri, ciascuno con un soprannome letterario. Tuttavia, nessuno di loro viene realmente approfondito. Restano aperte domande fondamentali:
- Motivazioni del protagonista — perché ha scelto questo lavoro?
- Relazioni con i lettori — ha instaurato legami significativi con qualcuno di loro?
- Rapporto con il precedente proprietario — cosa li univa davvero?
Il testo non offre risposte. Sappiamo solo che la nuova proprietaria della libreria lo detesta — senza alcuna spiegazione — e che non vuole che continui a svolgere quel mestiere.
Un’occasione mancata: la bambina come possibile figura immaginaria. L’unico momento in cui il gruppo si aspettava un vero scarto narrativo riguarda la ricerca della bambina. Se si fosse rivelata una presenza immaginaria, la storia avrebbe acquisito una complessità psicologica interessante. Invece, la trama procede in modo lineare e prevedibile, fino a un finale scontato che ha lasciato le lettrici piuttosto insoddisfatte.
Un romanzo che lascia poco. In conclusione, ciò che avrebbe potuto essere un racconto delicato e ricco di sfumature si riduce a una narrazione che resta sempre in superficie. Le lettrici hanno percepito un potenziale non sviluppato, una storia che promette molto ma mantiene poco, lasciando dietro di sé più domande che emozioni.
🐋Le balene mangiano da sole / Rosario Pellecchia
Un romanzo che divide: tra fiaba urbana e rappresentazione superficiale del mondo dei rider. All’interno del gruppo di lettura il romanzo ha suscitato reazioni contrastanti. Se alcune lettrici hanno apprezzato il rapporto di amicizia tra il rider e il bambino, così come i titoli dei capitoli ispirati al cibo, molte altre hanno espresso irritazione e indignazione per l’approccio considerato eccessivamente semplicistico con cui viene rappresentato il complesso universo dei rider. Secondo la maggior parte delle partecipanti, l’opera avrebbe potuto trasformarsi in un vero libro‑denuncia sulle difficoltà quotidiane di questa categoria. Invece, preferisce rifugiarsi in un romanticismo cavalleresco, trasformando il protagonista in una sorta di cavaliere errante contemporaneo.
Una critica sociale mancata. L’unico accenno a una riflessione sul sistema arriva dal coinquilino senegalese, purtroppo rappresentato attraverso uno stereotipo problematico. La sua critica viene immediatamente ridimensionata dal protagonista, che lo liquida con l’espressione “senegalese imbruttito”. Per il resto del romanzo non emerge alcun tentativo di sviluppare una vera analisi sociale o di denunciare le condizioni lavorative dei rider.
Una sequenza giudicata forzata e poco realistica, che ha ulteriormente indebolito la credibilità narrativa del romanzo. Tra gli episodi più contestati spicca la scena in cui il protagonista telefona al coinquilino — che si trova a Milano — per farsi aiutare a ritrovare il ragazzino scomparso a Napoli. Il coinquilino, naturalmente, conosce non uno ma tre rider napoletani, i quali accorrono immediatamente per partecipare alle ricerche, senza però ottenere alcun risultato.
L’unica nota positiva: un’amicizia dal sapore fiabesco. Nonostante le numerose criticità, il gruppo ha riconosciuto un elemento riuscito: il legame quasi fiabesco tra il rider e il ragazzino. Un rapporto costruito sul tifo per il Napoli e sulla curiosità del bambino verso la città, capace di restituire almeno in parte un tono affettuoso e leggero alla narrazione.
