DEMETRIO PIANELLI di EMILIO DE MARCHI
Il romanzo presenta le vicende di un modesto impiegato che dà il titolo al romanzo stesso: Demetrio Pianelli che vive di un modesto impiego e che deve, però, farsi carico della famiglia del fratellastro, suicida per debiti. La storia narra le difficoltà del protagonista per provvedere alle necessità dei nipoti e della cognata Beatrice, di cui pian piano si innamora ma alla quale non riesce a rivelare il suo sentimento. Alla fine Beatrice accetterà di sposare un cugino danaroso, risolvendo le sue difficoltà finanziarie mentre Demetrio, per aver difeso l’onore della cognata, verrà trasferito, senza palesare il suo sacrificio.
L’autore, ( Milano1851-Milano 1901) vissuto nel periodo verista, si colloca a parte rispetto a questa corrente benchè partecipi alle tendenze realistiche proprie della narrativa del secondo Ottocento. Dopo un esordio sulla linea della Scapigliatura , attiva in Milano nello stesso periodo , pubblica un romanzo che può considerarsi un “giallo” ante litteram “Il cappello del prete”; il suo capolavoro, che gli ha valso la fama di secondo Manzoni, è proprio Demetrio Pianelli.
I personaggi del romanzo appartengono al mondo piccolo borghese, vivono una vita di stenti, di rinunce, di sacrifici, di lotta contro la povertà: il tutto sopportato con pazienza e decoroso pudore.
L’ambiente è Milano, le case, le vie, una città che sconfina con la campagna, una città popolare che non si è ancora industrializzata; l’opera presenta descrizioni paesaggistiche molto belle. Nel delineare ambienti e personaggi De Marchi è mosso da una pietà di tipo cristiano che ricorda Manzoni, ma non è illuminata come nei Promessi Sposi dalla speranza.
I personaggi del romanzo sono dei vinti, il cui eroismo resta ignorato (Demetrio che si sacrifica per la famiglia del fratello e il cui amore per la cognata Beatrice non verrà mai rivelato).
L’ambiente dei “travet”, degli impiegati degli uffici mi ha richiamato alla mente il personaggio di Fantozzi, riscontrando anche nella saga di Villaggio le ipocrisie, il servilismo impiegatizio descritto da De Marchi; vi è, però, fra i 2 mondi una grande lontananza, determinata dalla differenza di tempo e dal cambiamento delle condizioni di vita: non più il Ministero, l’impiego statale, il capufficio ma l’azienda, il presidente megagalattico.
Straordinaria la descrizione di ambienti e personaggi, resa nei minimi particolari sì da rendere gli stessi vivi ed efficaci.
Da notare inoltre anche la sottile ironia che traspare dalle pagine del romanzo che mi ha richiamato alle mente Manzoni: in De Marchi disillusione e disinganno, in Manzoni ironia condita da sorridente bonomia.
In definitiva dalle pagine di “Demetrio “Pianelli” giunge un messaggio di un triste e disilluso eroismo, consentaneo ad un periodo che aveva visto tramontare gli entusiasmi risorgimentali, mentre nel capolavoro manzoniano si riscontra un realismo ancora attivo e speranzoso.
VINCENZA DAVINO
