LA SPOSA NORMANNA

Noi gruppo di lettura Lettrici X passione stiamo leggendo La sposa Normanna di Carla Maria Russo. E’ la storia di Costanza D’Altavilla romanzata.

Certo gli svevi e i normanni li abbiamo studiati a scuola. L’autrice si è presa una licenza poetica abbastanza importante quando dice che Costanza

è stata fatta prigioniera da Gualtieri di Palearia e liberata da Tancredi di Sicilia, l’autrice ribalta la storia .

 E’ Tancredi che nel contesto della lotta del trono di Sicilia tiene prigioniera Costanza.

La figura di questa imperatrice è particolare, è una donna intelligente, che riflette, che sa prendere decisioni al momento giusto e lo dimostra in più

occasioni. Primo quando viene prelevata e allontanata dal convento. La leggenda del suo mancato monacato fu probabilmente utilizzata a fini

politici per delegittimare suo figlio Federico II. La nascita di questo figlio in mezzo al nulla è un capolavoro di esibizione, ostentazione sfacciata,

oggi diremmo di divulgazione mediatica. Lei la inventa con la forza della dispererazione, per proteggere lei stessa e il figlio che sta nascere.

Dette al figlio il nome matronimico di Costantino, anche questo è un modo per imporre la sua presenza come madre di quello che sarà il

nuovo imperatore. Quando il marito Enrico VI muore lei con enorme lucidità ne afferra subito le redini del potere, assume la reggenza per il figlio

e con lungimiranza lo pone sotto la tutela della chiesa.Tutte queste sono decisioni che vengono prese da una donna dell’anno mille in mezzo a congiure

di palazzo, in mezzo a uomini rozzi convinti della loro superiorità.  Capiamo così come la vita di queste regine, imperatrici, principesse di qualsiasi epoca

nelle varie corti d’Europa è resa dura e difficile tanto , molte volte da perderci la testa e non in senso figurato.

La descrizione che la scrittrice fa negli ultimi capitoli del libro a cui dà il titolo di “Agnello tra i lupi” è calzante con la realtà. Perché anche nelle cronache

medievali Federico viene descritto come “Agnus inter lupos”. E’ anche storica la figura del precettore “magister regis”Guglielmo Francesco.

Ma invece il racconto di una infanzia errabonda tra i vicoli di Palermo è controversa.  Alcune dicerie dicono che Federico sfuggiva ai suoi tutori per

scorazzare fra i vicoli di Palermo dove conobbe lingue e culture diverse. Pare che comunque non sia attendibile la notizia del

Breve Chronicon de rebus Siculis, secondo la quale il giovane re avrebbe in questo periodo addirittura sofferto la fame ed avrebbe vagato per le strade di

Palermo ricevendo il sostentamento dai sudditi. Tuttavia il maggior biografo di Federico II, Ernst Kantorowicz, sostiene che l’ambiente multiculturale di

Palermo gli abbia fornito una scuola a cielo aperto e dice che diverse famiglie palermitane lo sfamarono. Quindi mito e realtà si intrecciano.

Author: Lettrici x passione

Il nostro gruppo si compone al momenti di 13 elementi. Prediligiamo libri di narrativa, sia italiana che straniera

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