
I ragazzi della Nickel di Colson Whitehead, ultimo libro del tema letteratura afroamericana, è piaciuto moltissimo a tutte noi. E’ stato apprezzato per lo stile (nella ottima traduzione di Silvia Pareschi), per la trama, per la capacità di spiazzare le nostre aspettative e di farci interrogare su queste aspettative dopo il finale inaspettato. Ambientato negli anni ’60, nel pieno delle lotte antisegregazioniste, racconta la storia di Elwood che per un tragico caso finisce in un terribile riformatorio. Al centro del romanzo troviamo il razzismo endemico e gli abusi subiti dai ragazzi afroamericani, una profonda ingiustizia a cui gli afroamericani hanno saputo rispondere con dignità e fermezza, anche se nel libro la dignità, la fermezza, il coraggio non bastano quando ci si trova di fronte ad un sistema iniquo: puoi cercare di fare tutto al meglio ma se sei nero e povero prima o poi ti capiterà qualcosa di brutto. La capacità di Whitehead di descrivere l’indescrivibile senza mai scivolare nella retorica o nel pietismo ci ha molto colpito, Elwood non si arrende mai e la convinzione di essere nel giusto e di essere una persona degna gli consentono di resistere ma anche, forse, di fare la scelta peggiore. L’amicizia con Turner gli è di conforto e anche di confronto, è attraverso di lui che Elwood si rende conto della corruzione endemica del sistema che proverà a denunciare. Non è un libro ottimista, non è un libro facile, anzi è molto doloroso, è anche un libro profondamente politico che problematizza, attraverso la storia di Elwood e Turner, la resistenza non violenta delle lotte contro la segregazione e il privilegio bianco. Da leggere.
