Un amore di Dino Buzzati

Un classico sta bene su tutto!

💔 Un amore di Dino Buzzati: quando l’amore diventa prigione

Sintesi dell’incontro del gruppo di lettura “Vele di Carta” – ottobre
Voto complessivo: 7/10

C’è sempre qualcosa di profondamente inquieto nei romanzi di Dino Buzzati.
In Un amore (1963), quell’inquietudine si trasforma in ossessione, desiderio, fragilità.
Siamo a Milano, negli anni del boom economico: una città in corsa, febbrile, dove la modernità abbaglia e al tempo stesso svuota. Tra le nebbie e i tram, tra le case borghesi e i locali notturni, prende forma una storia che parla di solitudine più che di passione. Il gruppo di lettura “Vele di Carta”, riunito a ottobre, ha discusso a lungo di questo romanzo, riconoscendone la complessità e l’attualità.


Non è una lettura facile: il ritmo è lento, a tratti ansiogeno, ma la scrittura di Buzzati rimane magistrale, capace di scavare nell’animo umano con precisione chirurgica.
Dietro la trama apparentemente semplice — un uomo maturo che si innamora di una ragazza molto più giovane — si nasconde un abisso di ambiguità morali e psicologiche.

Il protagonista, Antonio Dorigo, è un architetto milanese, colto, borghese, e terribilmente solo.
Quando incontra Laide, una ballerina giovane, sfuggente, dal passato incerto, la sua vita si capovolge.
Quello che crede essere amore si rivela presto una forma di dipendenza, un’ossessione che lo divora dall’interno.
Dorigo cerca purezza, tenerezza, senso — ma finisce per confondere l’amore con il possesso.
È un uomo che ha atteso troppo, rimasto prigioniero della propria immaturità sentimentale, incapace di accettare la fine della giovinezza e il passare del tempo. Molti lettori del gruppo hanno confessato di aver provato fastidio e insieme compassione per lui: la sua debolezza lo rende umano, ma anche scomodo.
Buzzati non lo assolve, ma nemmeno lo condanna. Lo osserva con pietà lucida, come un medico che studia una malattia dell’anima.

E poi c’è Laide.
Figura ambigua, sfuggente, troppo spesso ridotta a “rovina-uomini”, ma che nel romanzo appare in tutta la sua complessità.
È giovane, ma già stanca. Spregiudicata, ma non priva di pudore.
Dietro la sua apparente freddezza si nasconde la paura di scomparire, il bisogno di sopravvivere in una società che non le concede spazio.

Da una prospettiva femminista, i lettori di Vele di Carta hanno colto in Laide una forma di resistenza silenziosa: non solo vittima, ma donna che si difende come può da un mondo dominato dallo sguardo maschile.
La sua ambiguità non è segno di cattiveria, ma di forza.
In fondo, anche lei è prigioniera — della miseria, del giudizio, della necessità di garantirsi un futuro.

Sullo fondo di questa storia, Milano non è soltanto lo scenario: è una vera e propria protagonista.
Buzzati la racconta come una creatura viva, contraddittoria — luminosa e cupa, moderna e alienante.
È la città dove tutto sembra possibile e dove tutto si consuma in fretta: le ambizioni, i sogni, l’amore.
Il suo ritmo frenetico e la sua indifferenza amplificano la solitudine dei personaggi.
In questa Milano che corre e inghiotte, Dorigo si perde come in un labirinto.

Per molti lettori, Un amore è anche un ritratto sociologico dell’Italia del dopoguerra: una borghesia in ascesa, affascinata dal denaro e dalla libertà, ma ancora intrappolata in convenzioni morali e ipocrisie antiche.

Il romanzo procede con lentezza, ma non per mancanza di tensione.
È una lentezza voluta, che imita il movimento stesso dell’ossessione: il ripetersi dei gesti, delle attese, delle promesse mancate.
Buzzati costruisce un flusso di coscienza che avvolge il lettore, una spirale da cui è difficile uscire.
Si sente la fatica, ma anche la maestria di una scrittura capace di rendere visibile il tormento interiore.

Alla fine, Un amore non è un romanzo romantico, ma una riflessione sul bisogno d’amore e sulla sua deformazione.
Buzzati smonta il mito dell’amore come possesso e mostra l’uomo che, credendo di dominare, diventa schiavo della propria illusione.
C’è una tensione morale costante, ma non moralismo: solo la consapevolezza della fragilità umana.


Dorigo e Laide sono due facce della stessa solitudine, due esseri che cercano salvezza e trovano prigionia. Nonostante siano passati più di sessant’anni, Un amore resta un romanzo attualissimo.
Parla della difficoltà di amare in un mondo che mercifica tutto, del bisogno di riconoscimento, della paura di essere soli.
È una storia che fa discutere, che irrita e commuove, che costringe a guardarsi dentro.

Come hanno concluso i lettori di Vele di Carta: “Un libro che si affronta con fatica, ma che lascia una ferita viva.
Perché l’amore, quando diventa ossessione, ci racconta meglio di qualunque altra cosa.”

📅 Gli incontri si tengono una volta al mese, il sabato mattina, alla Biblioteca Civica di Caorle. Scopri qui il prossimo appuntamento: https://fb.me/e/6aHKXdXxM

Ti aspettiamo: perché un classico sta bene su tutto.





Author: Vele di Carta della Biblioteca Civica di Caorle

Referente: Federica Bellinazzi (Coordinatrice); Nadia Perin (Referente Biblioteca) Tel.: 0421 219255 E-Mail: gdlveledicarta.caorle@gmail.com; biblioteca@comune.caorle.ve.it Facebook: https://www.facebook.com/BibliotecaCaorle Instagram: https://www.instagram.com/biblioteca_caorle/ Ciao, siamo un gruppo misto e ben assortito di persone che condividono la passione della lettura all'interno della Biblioteca Civica, non solo contenitore, ma motore di molte attività! Il Gruppo è aperto e variabile, ma, nel suo zoccolo duro, conta di circa una ventina di persone, in maggioranza schiacciante donne (lettori maschi pronti al confronto vi stiamo cercando!). Da noi non mancano le discussioni accese e le grandi scoperte di libri a cui, da singoli lettori, non avremmo neppure potuto pensare: potere della lettura condivisa! Ci troviamo, generalmente, l'ultimo sabato del mese, da ottobre ad aprile, sempre in Biblioteca Civica di Caorle, alle ore 10.30

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