Un classico sta bene su tutto!

Anonimo veneziano ha colpito nel segno.
Sintesi dell’incontro del gruppo di lettura “Vele di Carta” – dicembre
Voto complessivo: 8/10
La scrittura di Giuseppe Berto è stata ampiamente riconosciuta e apprezzata da tutti i partecipanti: una prosa essenziale, controllata, capace di andare dritta al cuore senza mai forzare l’emozione. Per molti, la conferma di trovarsi davanti a uno dei grandi scrittori italiani del Novecento.
Venezia è molto più di uno sfondo: è un corpo che lentamente si spegne, come il protagonista. Una città che muore, che affonda nel suo stesso splendore, e che riflette in modo quasi speculare il tema del fine vita. Il richiamo a Morte a Venezia di Mann è immediato fin dall’incipit, ma Berto sceglie una strada diversa: meno estetizzante, più intima, più umana.
Il tema principe resta però il non detto.
L’incompletezza della comunicazione tra gli ex amanti, i rimpianti che si trascinano senza mai trovare una forma definitiva, il silenzio come unico linguaggio possibile davanti all’eternità della morte. È un romanzo costruito su ciò che manca, su ciò che non si riesce più – o non si osa più – dire. Ed è proprio in questa mancanza che il libro trova la sua forza.
Anonimo veneziano è anche un romanzo ambiguo.
Per alcuni lettori la sua lentezza può risultare faticosa, persino un po’ noiosa; la struttura tradisce l’origine cinematografica e il testo conserva un andamento quasi da sceneggiatura. Ma per chi ha visto il film, o ne conosce la storia, questo aspetto diventa un valore aggiunto: le pagine sembrano risuonare della celebre colonna sonora, che accompagna e scandisce la lettura come una presenza invisibile.
Particolarmente interessante, e molto discusso, il tema della traduzione: il fatto che proprio la traduzione della sceneggiatura – arricchita dalla traduttrice con note didascaliche – abbia spinto Berto a trasformare quella storia in un romanzo. Un passaggio quasi metanarrativo, che rende il libro ancora più consapevole della propria natura ibrida.
I dialoghi sono densi, asciutti, sorprendentemente moderni nel modo di affrontare le relazioni: a tratti hanno fatto pensare alla scrittura di Sally Rooney, pur restando immersi in un’atmosfera profondamente anni Settanta. Berto parla di amore, separazione, incomunicabilità e dolore del fine vita con una lucidità che resta attuale.
I personaggi, forse, non cercano empatia.
Sono “anonimi” anche in questo: universali, spigolosi, incompleti. In loro la morte sembra quasi l’unica soluzione possibile a una vita rimasta irrisolta. Ed è proprio questa mancanza di consolazione a rendere il romanzo così onesto, così difficile da dimenticare.
Un libro che non accarezza il lettore, ma lo accompagna.
In silenzio.
📅 Gli incontri si tengono una volta al mese, il sabato mattina, alla Biblioteca Civica di Caorle. Scopri qui il prossimo appuntamento: UN CLASSICO STA BENE SU TUTTO! marzo
Ti aspettiamo: perché un classico sta bene su tutto.
