Riepilogo dell’incontro del 14 ottobre 2026
🐎Cavalli selvaggi / Cormac McCarthy
La forza di una scrittura capace di creare mondi. Tra gli aspetti più apprezzati di Cavalli selvaggi c’è stata senza dubbio la scrittura di Cormac McCarthy. I lettori hanno sottolineato la capacità dell’autore di rendere vivi e tangibili i paesaggi del Messico, descrivendo praterie, montagne e ranch con un linguaggio ricco ma mai pesante. La narrazione scorre con naturalezza e riesce a immergere il lettore in una frontiera che appare allo stesso tempo reale e mitica, facendolo viaggiare accanto ai protagonisti lungo tutto il loro percorso.
John Grady, l’eroe della lealtà. Molti partecipanti sono rimasti colpiti dalla figura di John Grady Cole. Pur avendo soltanto sedici anni, il protagonista dimostra una maturità insolita: conosce profondamente i cavalli, affronta le difficoltà con lucidità e possiede un forte senso dell’onore. Più che un adolescente pare un uomo fatto e finito che con un bussola morale ben salda che punta sulla parola data e sulla fedeltà agli amici. Qualche riserva è emersa soltanto in relazione ad una scena troppo “americanata” nella quale John usa la canna arroventata della pistola per cauterizzare una ferita da arma da fuoco.
Quando fare la cosa giusta ha un prezzo. Uno dei temi che ha generato maggiore discussione è stato il legame tra moralità e sofferenza. Nel romanzo, infatti, John Grady non finisce nei guai per avidità o imprudenza, ma proprio perché sceglie di restare fedele ai propri principi. Non abbandona Blevins quando la situazione si complica, vive sinceramente il proprio amore per Alejandra nonostante le differenze sociali e continua a ritorna in Messico per recuperare i cavalli anche quando sarebbe più semplice lasciarli indietro. Le sue disgrazie nascono così dalle sue virtù, in una dinamica che il gruppo ha trovato particolarmente significativa.
La bellezza della natura e la crudeltà degli uomini. Diversi lettori hanno evidenziato il forte contrasto che attraversa l’intero romanzo. Da una parte, McCarthy costruisce un mondo di straordinaria bellezza, popolato da paesaggi vasti e quasi incontaminati; dall’altra mette in scena una realtà dominata dalla violenza, dall’ingiustizia e dalla crudeltà umana. Molto intensa tutta la scena della prigione Messicana in cui John lotta per rimanere in vita.
Una voce femminile che divide. Il lungo racconto della zia di Alejandra ha suscitato opinioni contrastanti. Alcuni lettori lo hanno apprezzato perché permette di allargare lo sguardo oltre la vicenda di John Grady, offrendo una riflessione sulla condizione femminile e sui vincoli imposti dalla società dell’epoca. Altri, invece, hanno percepito questo passaggio come una pausa eccessivamente lunga, poco integrata nel ritmo generale della narrazione.
Il tramonto della frontiera. Tra le immagini che sono rimaste più impresse al gruppo figura la scena finale in cui John Grady recupera il proprio cavallo che spaventato scalcia un autobus, provocando involontariamente l’ilarità dei passeggeri. Un episodio apparentemente semplice, ma che molti hanno interpretato come il simbolo della fine di un mondo: quello della frontiera, dei cavalli e degli spazi aperti, ormai destinato a soccombere di fronte all’avanzare della modernità.
🔫Abel / Alessandro Baricco
Un western che sfida le aspettative. Se McCarthy ha raccolto consensi quasi unanimi, Abel di Alessandro Baricco ha lasciato il gruppo più perplesso. Diversi lettori hanno trovato difficile orientarsi all’interno di una narrazione frammentata, costruita attraverso episodi che saltano continuamente nel tempo. La scelta di svelare gradualmente i personaggi e il loro passato è stata percepita da alcuni come affascinante, ma da altri come un ostacolo al coinvolgimento nella storia.
Un pistolero diverso dagli altri. Nonostante le riserve sulla struttura del romanzo, il protagonista è stato riconosciuto come una figura interessante. Abel possiede le caratteristiche dell’eroe western tradizionale, è rapido con le pistole, famoso e rispettato, ma al tempo stesso è attraversato da dubbi e riflessioni che lo allontanano dai modelli classici del genere. Più che un uomo d’azione, appare come un personaggio impegnato a interrogarsi costantemente sul significato della violenza e sul peso che essa esercita sulla sua esistenza.
Il dolore come destino. Molti dei temi affrontati dal romanzo ruotano attorno al dolore. La vita di Abel è segnata fin dall’infanzia da esperienze traumatiche che sembrano condannarlo a convivere in un non detto: non riesce a superare la morte del padre e l’abbandono della madre. In questo contesto hanno colpito particolarmente il personaggio di Hallelujah, che cerca di alleviare il peso emotivo delle sue azioni spronandolo a rifletterci e ad affrontarlo, e quello della bruja, la strega nativa che anticipa fin dall’inizio il carattere tragico della sua parabola esistenziale.
Dentro la mente di chi vive con la morte. Tra gli elementi maggiormente apprezzati dal gruppo è stata la possibilità di osservare il mondo dal punto di vista di un pistolero. Abel affronta ogni scontro senza lasciarsi dominare dalla paura perché considera il duello una questione geometrica, governata dalla linee, simmetrie e velocità.
Filosofia e narrazione: un equilibrio difficile. L’aspetto più controverso del romanzo è stato però il peso delle riflessioni filosofiche. Molti partecipanti hanno ritenuto che alcuni passaggi interrompessero la fluidità della storia senza aggiungere elementi decisivi alla trama. Più che approfondire i personaggi, queste digressioni sono state percepite come momenti in cui l’autore mette in mostra la propria erudizione.
