Riepilogo dell’incontro del 17/12/2025
Un incontro insolito per il gruppo di lettura, che ieri sera ha scelto di cimentarsi con testi teatrali, abbandonando per una volta il romanzo. Le opinioni sono state variegate, tra entusiasmo, perplessitĂ e dibattiti accesi.
📱 Il dio del massacro / Yasmina Reza
Solo due dei presenti all’incontro di ieri hanno letto il libro e sono stati particolarmente entusiasti della lettura. Malgrado la tipologia di testo inusuale rispetto alle solite letture del gruppo, hanno trovato l’opera teatrale scorrevole, divertente, surreale e piacevolissima.
L’autrice riesce in 80 pagine a demolire pezzo per pezzo l’ipocrisia borghese di due coppie di genitori che si sono incontrate per risolvere il conflitto tra i loro figli. I personaggi sono ben caratterizzati e pagina dopo pagina si autodistruggono a vicenda: sia come individui sia come coppia, a un certo punto si forma persino un’alleanza tra i padri contro le mogli in una sorta di cameratismo maschile che porta ad un finale inconcludente.
Malgrado le buone intenzioni iniziali, si evince dai dialoghi e dalle digressioni frequenti che i genitori non concluderanno nulla, la situazione tra i figli non verrà risolta perché i genitori sono peggio dei figli stessi perché si celano dietro la maschera ipocrita borghese.
🔫 Smith & Wesson / Alessandro Baricco
Solo una partecipante ha letto l’opera teatrale che è stata ritenuta divertente malgrado il finale triste.
Premesso che la forma del testo teatrale non sia la preferita della lettrice, il testo è stato principalmente apprezzato per i dialoghi assurdi e divertenti del due comico Smith & Wesson, i protagonisti indiscussi dell’opera teatrale.
Oltre alla comicitĂ sono stati apprezzati alcuni spunti filosofici dati dal personaggio del prete e da Rachel stessa che cerca di trovare un senso alla sua vita lanciandosi dalle cascate del Niagara.
Unica nota che ha lasciato perplessa la lettrice è il finale in cui Smith & Wesson sparano ad un peluche, sembra una scena simbolica ma non siamo stati in grado di capire a cosa si riferisse.
đźšş Le Beatrici / Stefano Benni
Ieri sera solo due lettrici hanno scelto questa lettura e sono rimaste perplesse dalla tipologia del testo teatrale. Non l’hanno ritenuto godibile per le frequenti indicazioni sceniche che appesantivano la lettura, probabilmente visto a teatro sarebbe stato più avvincente.
Infatti l’opera contiene vari monologhi di personaggi femminili ognuno con una sua personalità specifica e un proprio registro linguistico.
La scrittura risulta godibile perché è estremamente scorrevole, tuttavia solo alcuni personaggi hanno lasciato il segno (Beatrice che parla come una ragazza toscana moderna e si lamenta di Dante e la suora assatanata devota a san Giorgio da Clooney) gli altri sono apparsi poco avvincenti e quasi dimenticabili.
Apprezzate le canzoni tra un monologo e l’altro che scimmiottano la poesia italiana ma in chiave moderna (es. la canzone dell’amor rifatto è un duetto tra due innamorati che elencano tutti i ritocchi chirurgici che si sono fatti).
đź’ŤTi ho sposato per allegria / Natalia Ginzburg
La maggior parte del gruppo non ha apprezzato la tipologia di testo teatrale sopratutto per i lunghissimi dialoghi dei personaggi e perché, a livello di trama, non succede nulla.
I protagonisti sono infatti una coppia sposata da appena una settimana e, con infinita leggerezza, cercano di scoprire come mai si siano convolati a nozze. Il marito, in una sua battuta, afferma che ha sposato la moglie per allegria perché essendo esuberante e logorroica lo faceva ridere.
Malgrado la trama sia semplice perché basata su dialoghi surreali, leggeri e per alcuni molto divertenti (si parla spesso del mistero di un cappello scomparso, di polli ruspanti, funerali e cene con la suocera) dipinge benissimo la vita di una coppia stravagante negli anni 60.
Sembra quasi che la stravaganza nasconda della modernità che si intravede mascherata forse dal tono leggero della commedia. I personaggi anticipano alcuni comportamenti non normalizzati nell’epoca: es. per 4 volte i due coniugi parlano del divorzio e della necessità di divorziare all’estero perché in Italia non si poteva fare, manca la gerarchia nei rapporti con la servitù, la coppia non si è sposata in chiesa (a discapito delle convenzioni sociali), si parla dell’aborto ecc.
C’è stato poi un dibattito sull’intenzionalità o meno dell’autrice di usare il tono leggero come mezzo per fare critica sociale, ma ieri sera non siamo arrivati a una conclusione definitiva.
